Mancano ormai pochi giorni al debutto e da domani, lunedì 23 marzo, saranno aperte le prevendite per Toonies, il saggio del corso intensivo di musical dell’ITC Teatro.

I biglietti, del costo di 5€, possono essere prenotati e/o acquistati direttamente alla
biglietteria del teatro in via Rimembranze 26 a San Lazzaro di Savena (BO) o telefonando allo 0516270150 dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 15.00 alle 18.00 e nelle sere di spettacolo dalle 19.30. I biglietti vanno ritirati entro 24 ore dalla data dello spettacolo (non la sera stessa).
ATTENZIONE
I biglietti sono ESAURITI.
Tornate a trovarmi per scaricare la traduzione dei testi dei numeri musicali in inglese: cercherò di pubblicarli… entro il debutto! :p
C’è ancora tanto da lavorare e sudare prima della prima, ma sono lieto di presentarvi la magia del main show di questa stagione 2008/2009!
Simo Rimo in

3 – 4 – 5 aprile ore 21.00
new 5 aprile ore 16.00
ITC Teatro – San Lazzaro (BO)
Toonies
di Ida Strizzi
coeografie Patrizia Proclivi, Mario Cocetti
canto Monia Visani
costumi Alessandra Vicini
canzoni scelte da
Annie – You’re a good man, Charlie Brown
The Wizard of Oz – Hercules
Mary Poppins – Beauty and the Beast
Gli allievi del Laboratorio Intensivo
di Musical dell’ITC Teatro
Info biglietti
Per un salto nelle passioni della nostra realtà, per incontrare personaggi veri, sanguigni, ingenui, disperati e appassionati, o anche solo… per vedermi en travesti (ebbene sì!), ancora una prova aperta, quella del secondo bimestre del corso di recitazione.
Prova aperta a cura di Deborah Fortini
I maestri del cinema:
Pedro Almodovar
ITC Teatro – San Lazzaro (BO)
Mercoledì 18 marzo ore 21.00
Archiviato in: Qui e ora
Non lo avevo mai letto… e mi ritrovo ad esserlo. Sul palco dell’ITC di San Lazzaro fra pochi mesi… ne parlerò più avanti… ma intanto, più la canto, più mi rendo conto che parla di me… e in questo momento davvero mi chiedo… when do the good things start?
Everybody says to me:
you’re a good man, Charlie Brown
Every voice in harmony:
you’re a good man, Charlie Brown
All I need is one more try
gotta get that kite to fly
and I’m not the kind of guy
who gives up easily
Wonder why they stop to say:
you’re a good man, Charlie Brown
Never liked me, anyway:
you’re a good man, Charlie Brown
Trying not to rock the boat
not to make a scene
a good man? Yes
but I confess
I don’t know what they mean
I wanna rise like I should
and do everything right
but I lie awake at night
Oooh Never sleep
with questions in my ear
Oooh Loud and deep
I want to join the dance
Oooh Take the leap
but the answer isn’t clear, than I hear:
Charlie Brown… Charlie Brown…
You’re a good man, Charlie Brown
You’re a good man Charlie Brown
Here they go again
you’re the kind of reminder we need
don’t know what they mean
you have humility,
I’m not good,
nobility,
I’m not bad
and a sense of honor
I’m somewhere
that is very rare indeed
In between
You’re a good man, Charlie Brown
I don’t understand
you’re a prince and a prince could be king
with a heart such as yours
you could open any doors
you could go out and do anything
you could be King, Charlie Brown
You could be King!
“Nothing lasts forever”
You could be king
“All good things must end”
Believe it
I’ve memorized that phrase by heart.
And you were born for this part
So tell me, I need to know it…
You’re a good man, Charlie Brown
When do the good things start?
Archiviato in: Su e giù da un palco
…questo è il problema! Se sia più nobile soffrire, nell’intimo del proprio spirito, le pietre e i dardi scagliati dall’oltraggiosa fortuna o imbracciar l’armi, invece, e combattendo contro di essi metter loro una fine!
Mi sono sentito un po’ Amleto la settimana scorsa quando una serie di sfortunati eventi si sono succeduti repentini nel giro di poche ore. Il mio livello di stress è davvero al limite, avevo visto bene più di un mese fa, dicendo che sarebbe stato un anno difficile. Galleggio tra la vita di tutti i giorni e i progetti e i desideri per il futuro! Ma, come ha detto la mia insegnante di teatro (Lea, sai che ti amo! artisticamente, è ovvio!), per fortuna c’è il teatro! E domani sera, per chi vuole, non uno spettacolo, ma una prova aperta al pubblico, con il nostro lavoro di questi due brevissimi mesi: tanti monologhi pseudoshakespeariani, per ridere, riflettere, commuoversi e… cantare!
Prova aperta a cura di Lea Cirianni
Essere o non essere…
esercizi di stile sul monologo!
ITC Teatro
Via Rimembranze 26 San Lazzaro di Savena
Mercoledì 17 dicembre
Ore 21.00
(La nostra prova aperta sarà preceduta dalla prova aperta del bimestre Il teatro elisabettiano )
Sono passati più di due mesi dall’ultimo post. Ero dall’altra parte dell’oceano allora, l’ultimo giorno della mia vacanza a New York. Spero che nessuno si sia preoccupato non vedendo post successivi… a parte un piccolo imprevisto che ha ritardato il nostro ritorno di una giornata (ma che ci ha permesso di fare una tappa di qualche ora a Londra, tentati di fare un salto nel West End a vedere quel Wicked che non eravamo riusciti a vedere a Broadway) siamo tornati sani e salvi! Passare dagli immensi terminal degli aeroporti di New York e Londra a quello minuscolo del nostro Marconi ci ha decisamente restituiti alla normalità!
Una normalità che nei giorni successivi si è rivelata un po’ dura! Ho riletto un post scritto più o meno negli stessi giorni di un anno fa… ma di che cosa mi facevo?! Beh… in realtà lo so, ma lasciamo perdere! Mi sembrava davvero tutto molto semplice, i progetti erano tanti, troppi, alcuni sono andati in porto, altri, più ambiziosi e impegnativi no. E’ stato un anno davvero pieno di novità e soddisfazioni… ma, credo, irripetibile. I primi giorni di settembre mi hanno fatto subito capire che quest’anno sarà più impegnativo, meno spensierato, per qualche tempo ho pensato anche di dover rinunciare a sogni, luci e paillettes, ma pian piano ansia e preoccupazioni hanno lasciato il posto ai progetti, lavoro, attività… e finalmente anche questa nuova stagione ha preso il via! Non c’è dubbio: sarà dura, le ansie saranno ancora tante, i cambiamenti, in alcuni casi purtroppo in altri per fortuna, pure, ma si va avanti… sempre!
Il primo appuntamento di questa stagione 2008/2009:
L’Associazione MOICA presenta
Quando i grandi fanno oh!
Teatro delle Celebrazioni
Via Saragozza 234 Bologna
Domenica 16 novembre 2008
Ore 15.30 e 20.30
Spettacolo di beneficenza a favore di ANT Associazione nazionale tumori, Casa della Speranza di Elementaita (Africa), LILT Lega Italiana per la lotta contro i tumoriGRAN VARIETA’ con la partecipazione di Bidibop Big Band, G.S. Riale, Rosetta e Paolo, Scuola di Danza Bortolo Buratto, Coro multietnico Mikrokosmos, Grande corpo di ballo “All is possibile”, Compagnia teatrale “Undici meno due”. Presenta Paola Rubbi.
Una particina anche per me in questo importante evento di beneficienza: grazie al Maestro Enrico Picinni Leopardi e insieme alla Compagnia Undici Meno Due interpreterò King Herods Song, dal musical Jesus Christ Superstar.
E, per recuperare tutti questi mesi di inattività… meno di una settimana dopo (attenzione, la data è cambiata!):
L’Associazione Magamagò presenta
L’assassino vien cantando
Sala Teatro Biagi D’Antona
Via La Pira 54 Castelmaggiore
Venerdì 21 novembre 2008
Ore 20.45Giallo in due atti
Sabato 30 agosto, ore 3.00 di New York
Si fa fatica a non pensarci… questa e’ la nostra ultima notte a New York: al risveglio le valigie, poi ancora qualche ora a Manhattan per gli ultimi acquisti e un ultimo saluto a questa citta’ (pioggia permettendo) e poi via, in volo per Londra e, infine, Bologna.
Oggi (chi piu’, chi meno!) giornata di shopping, di camminate senza una meta precisa, di uso massiccio di piedi e metro, gustando ancora una volta ogni angolo gia’ visto o ancora da scoprire (come se non bastasasse Broadway, ai confini di Central Park, il Lincoln Center offre diversi teatri, tra cui il famoso Opera House e diverse scuole di danza, musica e teatro, come la Juillard o la Fiorello La Guardia, quanta importanza alla cultura in questa citta’!) e, per chiudere in bellezza… The Lion King.
Pensando ad uno spettacolo di Broadway vengono subito in mente imponenti teatri che fin dal loro ingresso immergono nel clima dello spettacolo (ad esempio con un’immensa maschera da leone sulla scalinata principale), costumi sfarzosi (l’intera famiglia degli animali della savana, elefante compreso, che entrano in teatro da ogni parte puo’ gia’ andare), scenografie grandiose ed altamente tecnologiche (che ne so… un grande canyon nel quale sembra riversarsi una mandria sterminata di bisonti in corsa), una colonna sonora suonata dal vivo da un’orchestra umilmente nascosta sotto il palco (magari composta anche da due gruppi di percussione visibili sui palchi laterali), performer eccezionali (qualcuno che sappia recitare davvero, cantare davvero, e ballare davvero, senza mostrare debolezze in nessuna delle tre discipline nonostante grandi maschere da portare sulla testa)… beh… in The Lion King si puo’ trovare tutto questo! Ancora una volta la mano della Disney va giu’ pesante su uno dei teatri piu’ grandi dell’intera Broadway, con una vetrata affacciata spettacolarmente su Times Square e il risultato non delude! Sono dieci anni che questo spettacolo calca le scene di Broadway e questa sera era solo l’ennesimo sold out!
Ora non chiedetemi di stilare una classifica degli spettacoli che ho avuto la grande fortuna di poter vedere in questi giorni: Mary Poppins era il mio primo spettacolo a Broadway e godeva dell’emozione della prima volta, Rent ha un posto speciale nel mio cuore, Hair non ha bisogno di scenografie per essere grande e vederlo in Central Park mi ha fatto davvero un effetto non comune, The Lion King e’ davvero una produzione immensa… vabbe’… solo il primo… Mary Poppins. D’altronde… e’ pratically perfect!
Bye bye New York, bye bye Broadway! Il mondo e’ grande, ci sono tanti luoghi da visitare, ma questo luogo merita di essere visitato piu’ di una volta, merita anche di essere vissuto un po’… chissa’ che prima o poi non mi succeda di passarci un po’ di tempo! Non pensiamoci…
Venerdì 29 agosto, ore 02.00 di New York
Ieri sera non ho scritto… e ho fatto bene così! Avrei dovuto raccontarvi del tentativo, andato fallito, di avere i biglietti per una delle manifestazioni più importanti dell’estate newyorkese: Shakespeare in the Park, rassegna teatrale gratuita per la quale i newyorkesi si mettono in fila fin dalle 5 del mattino per riuscire ad ottenere uno dei 1800 posti disponibili ogni sera. Noi, ovviamente, non avevamo nè il tempo, nè la voglia di metterci in fila così presto e così, con calma, siamo arrivati verso le 13 per vedere come andavano le cose… 45 minuti di fila e… nulla! Biglietti finiti, l’ultimo che ha ricevuto il biglietto era in fila dalle 9! “Tornate domani o riprovate a mettervi in fila più tardi per i biglietti che rimarranno ad inizio spettacolo”. 45 minuti comunque ben spesi chiacchierando con una vera newyorkese (che parlava perfettamente italiano, naturalmente) di quanto sia bella la sua città, di quante attrazioni abbia la sua città… e di quanto sia costosa la sua città: case a prezzi da capogiro e famiglie che non arrivano alla fine del mese con stipendi da centinaia di migliaia di dollari! E abbiamo scoperto di essere tra i pochi turisti a conoscere questa iniziativa: i turisti vanno a Broadway, non al Delacorte Theatre, teatro pubblico della città, per la città, nato 41 anni fa con una stagione che prevedeva Amleto e Hair. E quest’anno stessa stagione… ovviamente in questi giorni, in scena, Hair! Eppure sembrava proprio che non saremmo riusciti a vederlo.
Lasciata la fila abbiamo trascorso il nostro pomeriggio al Museo di Storia Naturale, sicuramente più adatto ad un pubblico di famiglie che a tre baldi giovanotti come noi, ma comunque con un suo fascino e con alcune sezioni piuttosto interessanti, come quella dedicata all’evoluzione dell’uomo, quella relativa alle rocce (un grande laboratorio di geografia della terra… dopo un po’, a dire il vero, alquanto monotono!) e l’importante e ben curata sezione sui dinosauri (ricordate la hall del Museo in tanti film girati a New York, con al centro un grande dinosauro?).
All’uscita siamo tornati al teatro per vedere la situazione della seconda fila della giornata e… abbiamo aspettato… aspettato… aspettato… e finalmente, dopo altre 2 ore di fila, alle 20, ora di inizio dello spettacolo, sono arrivati i biglietti rimasti, ma… sono finiti qualche decina di persone davanti a noi, lasciando chi di noi triste, chi inca**ato parecchio. Lascio a voi immaginare chi fosse triste e chi invece…
Per consolarci, non potevamo che tornare a casa da… mamma Italia. Little Italy si riduce oggi ad una via con ristoranti da cui non esce nessun profumo (quindi non possono spacciarsi per italiani!) e nei quali nessuno parla più italiano (vedi sopra!): è come trovarsi in una via del Sud, costellata di ristoranti, tanti dehors, gente che gira alla ricerca dell’offerta migliore, ma.. senza la gente del Sud. Dopo un’accurata scelta finalmente ci siamo seduti e abbiamo gustato, in fondo, un buon pasto, quasi italiano. Lasciamo perdere, ovviamente, il momento in cui tentando di parlare nella lingua che dovrei conoscere, l’italiano, il cameriere mi ha chiesto se volessi un’altro bicchiere di sangria e io, non capendolo, ho detto di sì, avviandomi così sulla difficile via del ritorno un po’ storto!
Evidentemente non è bastata la sangria a fermarmi, perché anche oggi è stato giorno di visite: nel nostro carnet dei musei mancava un solo biglietto da strappare, quello del Museo d’Arte Moderna, meglio conosciuto come Moma. Una tappa obbligata, se non altro per divertirsi a commentare opere di cui non si capisce nulla (se un’opera è lì dovrebbe essere riconosciuta come arte, giusto?!), per un turista alla sua prima visita a New York. Non c’è niente da fare: l’asta di legno vecchio (non antico, proprio vecchio!) appesa verticalmente io proprio non la capisco. Viste le premesse è ovvio che la visita sia durata meno di quelle precedenti, ma devo sottolineare la grandiosità dell’edificio (ma cosa non è grandioso qui?!) e la bellissima e modernissima architettura dell’interno.
E dopo pranzo (non pensate al mezzogiorno,eh: a mezzogiorno si fa colazione) la mia strada e quella dei miei compagni di viaggio si è divisa: non potevo rinunciare così facilmente ad un posto in Central Park, ma non potevo nemmeno obbligare i miei compagni di viaggio a farmi compagnia là e così mentre Mighe e Marcone giravano per negozi, facendo colazione da Tiffany (ma certo che non è vero!) o visitando tutti gli Apple Store della zona (anche questo non è proprio vero, gliene e’ mancato almeno uno!) io mi sono messo nuovamente in fila: ieri avevamo intorno alle 100 persone davanti a noi, oggi io ero solo il 54esimo… dovevo farcela!
E ce l’ho fatta: alle 20.02 ho avuto in mano il biglietto e, dopo aver esultato saltando per il viale che conduceva a teatro, alle 20.10, dopo un breve discorso dell’organizzatore per salutare (e mandare qualche messaggio politico dal palco, mi è parso) il sindaco Bloomberg, lo spettacolo è cominciato… l’Era dell’Acquario è cominciata! Due ore di grandissima energia e pieno coinvolgimento del pubblico e, soprattutto, una bellissima pronuncia, che mi ha reso comprensibile quasi tutte le battute recitate: incredibile, ridevo insieme ai newyorkesi! Nessuna scenografia, orchestra in scena, proprio come nella prima produzione di 40 anni fa, come palco un prato: la migliore ambientazione per questo gruppo di hippies scatenati. E sulle note di Let the sunshine in il palco si e’ riempito: il confine tra palco e platea e’ caduto e tutti insieme, attori e spettatori abbiamo cantato le ultime note prima che scendesse il sipario (si fa per dire!) su questa bella serata a Central Park!
Archiviato in: Intervallo
Mercoledì 27 agosto, ore 8.30 di New York
Magari non è molto fine e nemmeno molto poetico, ma spesso in questi giorni mi è capitato di esclamarlo! Davanti ad un’opera d’arte (sì, lo so, non è un grosso giudizio critico, non va molto più in là del è bello, è brutto), davanti alla maestosità dei grattacieli, attraversando il ponte di Brooklyn o davanti… al tramonto su New York. E’ proprio come nelle cartoline, non sono ritoccate: rosso, intenso, commovente. E’ davvero un peccato che finisca, con la luce del giorno che svanisce lentamente, cambiando più volte colore in mezzo alle nubi, mentre le luci dei grattacieli di Manhattan cominciano ad accendersi a una a una o improvvisamente, tutte insieme. E’ uno spettacolo incredibile, che gli abitanti di Brooklyn, questo quartiere così vicino a Manhattan eppure così diverso, silenzioso e tranquillo (passare il ponte di Brooklyn è un po’ come attraversare il confine tra due mondi diversi) possono godere ogni sera dalla loro promenade. E ieri serra abbiamo potuto godercelo insieme a loro.
Davvero il giorno delle meraviglie, iniziato con lo spettacolare, immenso, sterminato Metropolitan Museum. Già arrivando dalla Quinta Strada si viene travolti dalla grandiosità del contenitore… ma il contenuto! Opere di ogni epoca e civiltà, migliaia di anni da vedere in un giorno! Operazione ovviamente impossibile. Non sono nemmeno riuscito a vedere tutte le collezioni che desideravo, figuriamoci se avessi voluto vedere tutto il Museo! Forse non abbiamo calcolato bene i tempi… forse ci siamo attardati troppo nell’Antico Egitto (sempre affascinante e misterioso, qui in una collezione davvero notevole)… abbiamo perso tutti i maggiori pittori italiani ed europei: Caravaggio, Giotto, Carracci, Reni… Niente. Si chiude! Pazienza! Torneremo!
Ovviamente non mancano nelle nostre giornate momenti estremamente frivoli, classiche mete da turista under 30 (ops… io non sono under 30)! Come una cena all’Hard Rock Cafè in Times Square, lunedì sera, usciti da teatro o la visita a Coney Island, una sorta di Paese dei Balocchi permanente con giostre, passeggiata sul lungomare, fast food (tra cui Nathan’s che vanta di essere il primo ad aver portato gli hot dog, i veri hot dog di Francoforte, a New York… se erano veri i primi non lo so, so solo che quelli di oggi sono come tutto ciò che si può trovare in uno dei mille fast food di New York… immangiabili!) e il mitico Cyclone, tipico ottovolante americano, che ovviamente non potevo non provare! Vabbè, credo che lassù si rischi la vita, ma mi sarei fatto volentieri un secondo giro!
Martedì 26 agosto, ore 10.00 di New York
Tra pochi giorni qui a New York calerà il sipario dopo 12 anni su un musical che ha fatto la storia di Broadway, e noi non potevamo perdere questa ultima occasione di vedere Rent nel suo palcoscenico naturale. Nulla a che vedere con il Mary Poppins di venerdì sera, ovviamente, qui si tratta di vita vera, di amicizia, di amore, di droga, di AIDS, nessun balletto mozzafiato, nessuna magia… ma voci bellissime e storie intense, vere, crude. Ovviamente questo lo dico perché conosco il musical, perché altrimenti ieri sera sarebbe stata veramente dura: la scena rimane la stessa dall’inizio alla fine dello spettacolo, volutamente spoglia, metropolitana e questo rende difficile a chi non riesca a cogliere tutte le battute recitate e cantate capire cosa stia realmente accadendo! Basta dire che la prima volta che ho visto Rent, a Bologna, in Italia, in italiano… non l’ho capito! E’ stato necessario il film del 2005 per farmi riapprezzare, e un po’ amare, questo musical!
Lasciando i 525.600 minuti di vita di questi nostri amici newyorkesi e ritornando ai nostri giorni qui… continuiamo a correre da una parte all’altra di New York a piedi o rischiando il soffocamento entrando nella caldissima metropolitana: ieri mattina la visita a quel gioiellino di architettura che è il Guggenheim Museum… visita abbastanza ostica, come è per me sempre l’Arte Moderna, poi di corsa verso il Battery Park per prendere il battello verso Liberty Island.
Avendola fino a ieri vista solo da lontano, la Statua della Libertà sembrava in fondo abbastanza piccola… niente di così eccezionale, ma vederla da vicino… eh, nostra signora della Libertà è davvero grande. E bella. Sapete, guardare la skyline di Manhattan da Liberty Island lascia un po’ di inquietudine: manca qualcosa, davvero si sente la mancanza di qualcosa.
25 agosto, ore 08.20 di New York
Solo un velocissimo post… ieri sera ero troppo stanco per scrivere di una giornata passata attraverso la vita di New York tra la nera Harlem (Jesus! Alleluiaaaaa!) e i Village con i loro locali e i loro avventori (c’era anche il nostro Jovanotti tra i parchi del West Village). Vedro’ di rimediare appena possibile, ma ora scappo perche’ un nuovo giorno a New York ci aspetta! Kisses a tutti quelli che ci seguono da qui!
24 agosto, ore 02.00 di New York
Ehm… già, è agosto, non giugno!
Ero già pronto a trovare i più piccoli diffettucci anche in questo magico spettacolo di Broadway (mhh… nei balletti non sono in perfetta sincronia… beh, anche le voci in fondo non sono eccezionali…), quando una travolgente Step in Time, nel II atto, con il notissimo numero in cui un’orda di spazzacamini ballano tip tap sui tetti di Londra (per l’occasione Bert anche a testa in giù!) mi ha definitivamente conquistato e ha consegnato Mary Poppins al mio scrigno dei ricordi come il primo musical cui io abbia mai assistito a Broadway! Lunedì sarà la volta di Rent e credo che anche quella sarà una serata indimenticabile. A dire il vero Mary Poppins non era nell’elenco degli spettacoli scelti per questa scorpacciata di musical, ma assistere a Wicked sembra davvero difficile (ed estremamente costoso!) in questo finire di agosto, e così abbiamo deciso di passare da streghe moderne e malvagie a una classica strega dal cuore tenero, che nonostante gli anni non smette di incantare, anche in questa emozionante versione teatrale. A partire dalla scenografia: l’intera casa Banks, su ben tre piani, appare e scompare in scena, nascondendo o lasciando l’intero spazio scenico alla camera dei fratellini Banks o ai modernissimi e stilizzati, ma estremamente efficaci, fondali che disegnano la scena per gli esterni. E’ proprio uno di questi fondali in bianco e nero che accompagna una delle scene più poetiche di tutto lo spettacolo quando, in Let’so go fly a kite, alcuni coloratissimi aquiloni spiccano davvero il volo in scena. Così come, ovviamente, spicca il volo Mary, aprendo il suo ombrello, al momento del commiato, sparendo tra il pubblico della galleria.
Passare una sera a teatro, oltre ad essere un gran bel modo di passare la sera, può essere molto utile anche per riposarsi un po’ da un’inizio di vacanza con l’acceleratore al massimo: tanti chilometri a piedi per gustarsi ad ogni angolo le meraviglie e le contraddizioni di questa sempre nuova città passando dalla cima dell’Empire State Building allo sfarzo del Rockfeller Center, dal caos di Times Square che stordisce ed esalta ad una tranquilla cenetta in un raffinato (come dice la guida!) locale di Hell’s Kitchen, attraversando una strada in cui sembra essere finiti in uno dei vicoli più malfamati raccontati in tanti film, dalla fila impazzita per l’acquisto dei biglietti scontati degli spettacoli della sera, all’ordine e lusso della 42 strada, che porta verso il Palazzo delle Nazioni Unite, strada su cui è possibile incontrare la Grand Central Terminal e il famoso grattacielo Chrysler, dalle lezioni di danza in vetrina di Alvin Ailey fino alla pace di Central Park, davvero un’oasi, non solo di verde, pullulante di persone nel loro sabato pomeriggio.














